Dall’antisport al Trail Running

Dovrei partire da molto lontano, quando ero piccolo. Dovevo capirlo già da subito che ero già un sognatore, ricordo ancora che amavo tutti i programmi sulla natura e sull’astronomia, avevo anche le diapositive con tutte le foto dei pianeti e la raccolta di numerosi VHS sull’argomento. Rimanevo sempre sorpreso a vedere le stelle e la loro grande bellezza, tutto ha un senso nell’universo, volevo fare l’astronomo. Ma come si sa, erano sogni di un bambino e l’unico al tempo realizzabile era quello di giocare a calcio. Si, calcio avete capito bene, quello sport tanto odiato dagli alpinisti. Ma, c’è un ma, non volevo correre, infatti decisi di fare il portiere, fermo ad aspettare che qualche palla raggiungesse la porta, e spesso da quella stessa porta ci entrava! Non ero di certo un fenomeno, ma mi divertivo. Stessa cosa a scuola, educazione fisica? che palle, meglio fingersi ammalato! Ricordo avevo 3, forse 4 giustificazioni all’anno, diciamo che ti permettevano di non aver voglia! A pensarci oggi dopo 20 anni sarei andato tutti i giorni. Se potessero vedermi i miei vecchi professori, quante ne avrei da raccontare. Correva, e uso il verbo correre, l’anno 2012, quando non so perché ma mi era venuto lo schizzo di correre. Ma chi? io? Sto bene?? Ad oggi mi chiedo ancora la stessa cosa! Ebbene si sto bene, mi fa sentire bene. Ho comprato scarpe da running, cardio frequenzimetro e via… Una cosa mi ha aiutato molto un’app sul telefono “Runtastic” mi permetteva di vedere velocità e distanza, ancora ad oggi non posso farne a meno, è il mio personal trainer che mi bastona o mi fa i complimenti, è il mio indicatore dei miei miglioramenti, la mia sfida. Ma col passare del tempo, c’è stata anche una piccola grande rivoluzione, il sentiero, la natura. All’inizio non capivo e non concepivo il fatto di correre in montagna o nei boschi, insomma, è un luogo dove trovare la calma e la pace perché fare tutto di fretta come nelle anguste città? No corro su asfalto, sui marciapiedi… Abitavo a Monza, e in molti mi chiedevano ma perché non corri nel parco?? Mi inventavo le più stupide scuse, no ma è tutto dritto, chiude presto, è noioso. Forse il cambiamento è coinciso con la scarsa tollerabilità della città. Nutrivo dentro di me il bisogno di natura, basta auto, basta casino. Abitando in città il “polmone verde” di Monza era l’unico luogo meno asfaltato nelle vicinanze, i boschi erano almeno a 40 km da casa. E’ capitato spesso però di prendere la macchina e andare a correre in grigna, di solito facevo il percorso fino al Rifugio pialleral da Balisio, oppure in vetta alla Grignetta dai piani Resinelli, il tutto con prestazione decisamente amatoriali, tipo 1h15 fino in cima. Ho scoperto forse troppo tardi quello che amavo veramente, forse perché da giovani ti impongono un modello che non è il tuo, ero arrivato al punto di sognare la noiosa vita da ufficio, ricordo ancora che un giorno ero andato a scuola con una giacca gialla, imbarazzante! – Si lo ammetto e potete ridere anche!! Ma è così tanto grave non aver capito neanche se stessi in 20 anni di vita? Era latente ormai da troppi anni ed è esploso.

Il problema davvero grosso è che nasciamo, studiamo, lavoriamo e tutto deve essere scadenziato, ti devi sposare, devi avere figli, devi vivere da solo ad una certa età, e se esci da questi paramenti sei sbagliato! Ma chi lo ha detto?! Ma hai 30 anni hai finito di andare in montagna, metti la testa a posto. Sogni? lavora! e compra una casa! Tutto questo modo di pensare ti mette nelle condizioni di non riconoscere la tua vera anima, quello che vuoi realmente e poi arrivi ad un punto tale da sbroccare completamente e voler recuperare la tua vita a tutti i costi.

– Molte persone sentono la necessita di voler essere quello che sono e non essere quello che gli altri vorrebbero

Colli Euganei

Così ho deciso di correre in montagna, di sentirmi libero, nel mio mondo, nella natura, rifiutare l’asfalto e la città. Ho la fortuna di essermi trasferito nei Colli Euganei dove esci di casa e sei nei boschi. Qui ho trovato la mia vera natura, passo dopo passo, mi sento in armonia con me stesso, con il respiro a volte affannoso ma felice. Spesso le cose belle della vita sono davanti ai tuoi occhi, sono dentro di te, ma serve tanta introspezione per capirlo davvero, e soprattutto tanta lealtà verso se stessi. Non è troppo tardi per capirlo…

2 pensieri riguardo “Dall’antisport al Trail Running

  1. Bellissimo scritto, in parte mi ci riconosco. Diversamente dall’autore dell’articolo io sono nato sportivo e cresciuto nello sport, però come lui ho sempre odiato il correre come attività fine a se stessa. Poi… poi è arrivato il mio progetto TappaUnica3V e con esso l’esigenza di allenarmi a intensità maggiore quindi la motivazione per correre. Quanto inizi è sofferenza, poi entra il piacere al quale segue la soddisfazione e alla fine la corsa, soprattutto quella in montagna ma tutto sommato anche ogni altra tipologia di corsa, diviene parte di te stesso e della tua vita. Correre in montagna non ci nasconde la natura, anzi, ci permette di vederla da un livello altrimenti impossibile, alternare corsa e cammino completa l’esperienza di montagna, la rende più profonda e intrigante.

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    1. Grazie Emanuele per il tuo commento, mi fa piacere che ti riconosci in parte in questo mio pensiero. Il trail running è spesso poco apprezzato, ma ho saputo trarre il bello da questa fantastica attività, nonostante la mia priorità è arrampicare e fare alpinismo.

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